ARCHIVIO

  • GESÙ E LA DONNA ADULTERA

    da “Il Figlio d’Israele”

GESÙ NON VENNE PER ACCUSARCI, PER SCHIACCIARCI SOTTO IL PESO DELLE NOSTRE COLPE, MA PER SALVARCI, PER DARCI UNA NUOVA SPERANZA (Gv. 3:17), COME TESTIMONIA L’EPISODIO DELLA DONNA ADULTERA

In una certa occasione alcuni scribi e farisei portarono davanti a Gesù una donna colta in flagrante adulterio e, per tendergli una trappola, gli chiesero:

Rabbi, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio. Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?” (Gv. 8:4,5)

Per tutta risposta Gesù fece una cosa che lascia interdetti i non ebrei, ma che per un ebreo ha un significato chiaro e preciso: si mise a scrivere con il dito per terra. Che cosa abbia scritto nessuno lo sa. […] Ad un ebreo è severamente proibito scrivere di sabato su qualsiasi cosa che lasci una traccia permanente, come, ad esempio, un papiro, un pezzo di pelle, una tavoletta di legno o, ai nostri tempi, un foglio di carta. Gli è permesso però di scrivere sulla rena di un fiume o sulla sabbia del mare, dove il movimento dell’acqua prima o poi cancella quanto è stato scritto; o sulla terra, dove il calpestio degli animali e della gente o il soffiare del vento confondono ogni cosa. Però, quando Gesù ha compiuto quel gesto, non era sabato. Se fosse stato sabato non gli avrebbero portato quella donna. Di sabato, infatti, non si poteva pronunciare sentenze o eseguire condanne a morte. Gesu, scrivendo sulla polvere, dice loro: oggi è sabato.

Egli, in pratica, eleva la condotta del sabato ad esempio di come ci si deve condurre ogni giorno della nostra vita verso il prossimo. Di sabato non si può uccidere? Non dovete uccidere mai. Di sabato siete gentili e caritatevoli? Dovete esserlo sempre. Di sabato vi trattenete dal fare il male o dall’usare violenza? Fatelo tutti i giorni. Gli scribi e i farisei, che avevano ben capito il messaggio, tuttavia insistono per conoscere il parere del Maestro:

“Egli, alzato il capo, disse loro: Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra”. (Gv. 8:7,8)

Come ha fatto notare Karin Meyer, una cara sorella nella fede, Gesù non ha mai detto agli accusatori di quella donna che si sbagliavano o che erano esagerati o che con la sua venuta la legge era stata abolita e che quindi poteva fare come meglio le pareva. Quegli uomini avevano ragione e secondo la Torah quella donna meritava di essere messa a morte. Per questo ha loro detto: Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra. In pratica Gesù ha detto loro: Voi asserite che questa donna deve morire? Avete ragione. Allora chi di voi non ha mai peccato, e quindi non merita la morte, lanci per primo la pietra. A questo punto i presenti, sentendosi accusare dalla loro coscienza, se ne andarono uno ad uno lasciando la donna sola con Gesù. Che cosa ha fatto a questo punto Gesù? L’ha forse accusata? L’ha forse mortificata e offesa per il suo evidente peccato? Assolutamente no. Le ha rivolto parole di speranza e di perdono, aggiungendo una cosa importante: Non peccare più. (Pag. 110-111)

  • LA PASQUA DEI GENTILI O LA PASQUA EBRAICA?

    da “Il Figlio d’Israele”

LA PASQUA (IN EBRAICO PESAQ) È UNA DELLE SETTE FESTE COMANDATE DA DIO CHE IL CREDENTE È TENUTO AD OSSERVARE, MA QUAL’È LA VERA PASQUA E QUAL’È IL SUO SIGNIFICATO?

La pasqua dei gentili trae origine dal culto della dea Eostre, da cui Easter (pasqua in inglese), che celebrava il risveglio della natura a primavera. La pasqua cristiana, al pari dei riti legati al solstizio di primavera, festeggia il risveglio alla vita di Gesù, mentre quella biblica ricorda la salvezza dei primogeniti dalla spada dell’angelo distruttore grazie al sangue di un agnello, asperso sugli architravi delle porte delle case, la cui carne deve essere mangiata durante la cena pasquale. Lo stesso Gesù, durante l’ultima cena, identificandosi con l’agnello sacrificale, comanda ai discepoli di celebrare la pasqua fino al giorno del suo ritorno, non in ricordo della sua risurrezione, ma del suo sangue versato e del suo corpo martoriato. (Pag. 74)

La pasqua (pesaq): si festeggia il 14 di Nisan e ricorda il passaggio dell’angelo sterminatore, che risparmiò le case di coloro che avevano segnato l’architrave della porta con il sangue di un agnello la notte prima della liberazione degli ebrei dalla schiavitù d’Egitto.

Ai cristiani ricorda il sacrificio di Gesù che con il suo sangue ci libera dal fuoco sterminatore della Geenna e dalla schiavitù del peccato. (Pag. 76)

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