L’AUTORE

BIOGRAFIA

Sargentini RobertoNato a Roma nel 1946, Roberto Sargentini è vissuto per diversi anni della sua giovinezza in Francia dove, tra l’altro, ha studiato Antico Testamento, Daniele e Apocalisse. Tornato in Italia ha frequentato a Firenze gli studi classici continuando ad approfondire la conoscenza della bibbia, in particolare gli evangeli e le epistole paoline. Dopo un soggiorno di tre anni in Umbria, dove ha completato gli studi, è tornato a Roma per intraprendere la carriera d’insegnante di tecnica alberghiera nelle scuole di secondo grado che concluderà, dopo 40 anni di servizio, presso l’Istituto Professionale Alberghiero di Stato “Pellegrino Artusi”. Sposato con due figli, ha collaborato anche come consulente spirituale presso il centro “Nuova Eden” e per diversi anni ha prestato la sua opera come responsabile pastorale di una comunità ecclesiale di Ostia. Nel 2003 e nel 2004 ha partecipato in qualità di relatore ai congressi organizzati da EDIPI (Evangelici D’Italia Per Israele) a Frascati e a Scalea, dove ha trattato temi quali “La legge e la grazia” e “Gesù Signore del Tempo”. Dal 2008 collabora al sito www.ilritorno.it analizzando temi tra i quali “Le piaghe di Apocalisse”, “Gli ultimi tempi”, “Lo stagno di fuoco e le traduzioni bibliche letterali”, “Esistenza inferno – Morte dell’anima”, “Angeli e UFO”, “Chi sono gli angeli già confinati nell’abisso?” (vedere Studi).

LA MIA ESPERIENZA

(tratto da “Signore indicami la strada”, pag. 69-81)

Camminavo per la strada con la morte nel cuore e gli occhi pieni di lacrime. Mi chiedevo che razza di vita fosse quella che conducevo: mi alzavo presto tutte le mattine, mangiavo di corsa un abbozzo di colazione, correvo al lavoro, il pomeriggio tornavo a casa stanco… e poi?  Era tutta qui la vita? Avevo una cara moglie che mi voleva bene, un maschietto nato da poco, una casa accogliente, un lavoro sicuro, eppure tutto questo non mi bastava. Non cercavo ricchezze o macchine di lusso o altre cose del genere. Io cercavo la mia origine, il mio Creatore, per conoscere lo scopo e il senso della mia vita. Ma non sapevo né come né dove trovarlo. In me c’era un abisso profondo e vuoto che doveva essere colmato, ma non sapevo con che cosa.

Quel pomeriggio avevo visto un film di fantascienza che mi aveva notevolmente colpito. Parlava di un uomo che, mentre si trovava in barca, sul mare, era finito dentro una nebbia radioattiva, frutto di un esperimento atomico, e ne era stato contaminato. All’inizio, a parte qualche malessere passeggero, sembrava che la nebbia non avesse lasciato su di lui alcuna conseguenza ma, con il passare dei giorni, si accorse che stava diminuendo di statura e che i vestiti gli andavano sempre più larghi. Con il tempo, divenne talmente piccolo che una mosca, a suo confronto, era un mostro gigantesco. Particolarmente drammatica fu la scena in cui si dovette difendere da un ragno che lo voleva divorare. Il protagonista si difese, battendosi con tutte le sue forze, con un ago che aveva trovato sul tavolo della sua casa e che, tanto erano minuscole le sue dimensioni, nelle sue mani sembrava una lunga lancia. Era diventato così piccolo che dei minuscoli fili d’erba gli apparivano come alberi giganteschi e una goccia di rugiada una montagna liquida. Il film terminava chiedendosi se quell’uomo sarebbe riuscito a sopravvivere agli attacchi spietati della natura o se, rimpiccolendo sempre più, si sarebbe perduto in un atomo per poi scomparire per sempre.

Ecco, io mi sentivo come quell’uomo, in un mondo a me sempre più estraneo e pieno di pericoli. Come quell’uomo scompariva inghiottito dal nulla, anch’io, un giorno, sarei scomparso inghiottito dalla morte. Che senso aveva, mi chiedevo, venire al mondo, che senso aveva la vita se poi la fine di tutto era la morte. Che Dio esisteva ne ero certo. Non perché avessi fatto una esperienza personale con lui, ma per logica. Un mondo così vivo, così complesso, così vario, non poteva essersi formato da solo o per caso. Dietro ogni cosa creata si vedeva la presenza di un’intelligenza superiore che l’aveva progettata e fatta così come la vediamo. Basta pensare all’occhio: le sue vene sono fatte a molla in modo che non si spezzino quando lo muoviamo nelle varie direzioni. Ma avevo la sensazione che Dio, dopo averci creato, ci avesse abbandonati su questo pianeta, infischiandosi di noi. Possibile che fosse così crudele? … LEGGI TUTTO