Il figlio d’Israele

  • LA LEGGE E LA GRAZIA – SECONDA PARTE

COSA INTENDE PAOLO QUANDO PARLA DI GRAZIAESSERE SOTTO LA GRAZIA IMPLICA CHE LA LEGGE È STATA ABOLITA?

Ci sono dei brani della bibbia, soprattutto dell’apostolo Paolo, che vengono usati spesso impropriamente e recitati come dei mantra. Uno di questi è il seguente: “Non siete sotto la legge ma sotto la grazia” (Rm. 6:14). 

La conclusione dei più è che se siamo sotto la grazia le legge è abolita. Però se si legge il versetto per intero, ci si rende conto che Paolo sta dicendo tutt’altra cosa: “Infatti il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia”. Non è la legge di Dio che è abolita in Cristo Gesù, ma la legge del peccato che regna dentro di noi.

Stesso discorso vale per un altro versetto molto abusato: “Se siete guidati dallo Spirito, non siete sotto la legge” (Gal. 5:18). Basta leggere i versetti che precedono e quelli che seguono il verso 18 per rendersi conto che l’apostolo sta parlando, ancora una volta della legge del peccato:

“Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste. Ma se siete guidati dallo Spirito, non siete sotto la legge. Ora le opere della carne sono manifeste”. (Gal. 5:17-19)

È opportuno ribadirlo: la libertà di cui parla Paolo non è dalla legge di Dio, ma dalla legge del peccato, di cui tratta più diffusamente in Romani 8. […] vorrei soffermarmi su un’espressione dell’apostolo che spesso viene usata come prova conclusiva che chi accetta Cristo non è tenuto ad osservare la Torah, la legge di Dio:

“Voi, che eravate morti nei peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i nostri peccati; egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce”. (Cl. 2:13-14)

Quella di cui sopra non è la prova provata che la legge è stata abolita, ma l’esatto contrario. Paolo sta parlando del perdono del peccatore, della grazia che gli viene fatta, della vita che gli viene data malgrado la legge stabilisca che deve morire: “Il salario del peccato è la morte” (Rm. 6:23). Questo perdono viene dato perché Gesù è morto sulla croce per l’umanità, perché nella morte ha distrutto i nostri peccati. È in virtù di questo sacrificio espiatorio che chiunque confessa le proprie colpe riceve la grazia, cioè il perdono. Ma se c’è grazia c’è anche una legge che è stata violata. Senza una legge non c’è violazione, e la grazia non è necessaria. Se oggi Dio ci fa grazia e ci perdona è perché la sua legge è lì, viva e vigente.

Come procede Dio nel darci la grazia? Ebbene, quando un peccatore si pente e confessa i suoi errori, il Signore guarda alla croce di Cristo e in virtù di quel sacrificio abolisce, in quella circostanza e per quel peccatore, la legge che lo condanna a morte e gli concede la grazia, cioè lo perdona, lo rende libero dal peccato e gli promette – se cammina da giusto – la vita eterna. Ma se una volta perdonato persevera nel peccato, la legge è sempre lì, pronta ad accusarlo e a condannarlo di nuovo. È proprio per rompere questo circolo vizioso che Gesù oltre a liberarci dalla condanna della legge (questo vuol dire essere sotto la legge) ci dà lo Spirito Santo che, mediante la sua potenza, ci permette di vivere secondo la volontà di Dio espressa dalla legge (questo è vivere sotto la grazia):

“Ora dunque non c’è più nessuna condanna per quelli che sono uniti a Cristo Gesù. Perché la legge dello Spirito, che dà la vita per mezzo di Cristo Gesù, mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Per togliere il peccato, Dio ha mandato suo Figlio in una condizione simile alla nostra di uomini peccatori, e ha condannato il peccato. In questo modo Dio ha compiuto quel che la legge di Mosè non poteva ottenere a causa della debolezza umana; e in noi si compie quel che la legge comanda perché non viviamo più nella debolezza ma siamo fortificati dallo Spirito”. (Rm. 8:1-4)

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  • LA LEGGE E LA GRAZIA – PRIMA PARTE

GESÙ ERA DAVVERO CONTRARIO ALLA LEGGE DI MOSÈ, LA TORAH, COME AFFERMANO ALCUNI? ED È DAVVERO VENUTO AD ABOLIRLA PERCHÉ OBSOLETA E NON PIÙ NECESSARIA PER IL CREDENTE?

Malgrado il mondo cristiano si ispiri alla bibbia, è tuttavia percorso da una sotterranea avversità verso la pratica di quanto prescritto dalla legge di Dio e verso l’Antico Testamento in generale, che da molti sono visti come dei rottami del passato, un’accozzaglia di precetti e leggi obsolete che Gesù è venuto ad abolire per liberarci dalla loro oppressiva presenza. Affermazioni del genere non sono espressione del sentire di semplici membri di chiesa sulla cui conoscenza della bibbia si potrebbero avere seri dubbi, ma di pastori, di teologi appartenenti alle varie correnti cristiane, di studiosi che sembrano dimenticare quanto ha detto Gesù sull’argomento:

“Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto”. (Mt. 5:17,18)

[…] È significativo che il verbo tradotto con abolire sia katalùsai (katalousai) che letteralmente significa sciogliere, distruggere, e che quello tradotto con  compiere sia plèrosai (plervsai)  che vuol dire riempire, nel senso di versare dentro. L’idea che se ne ricava è quella di una pianta il cui vaso viene riempito d’acqua per vivificarla. Gesù non è venuto a distruggere la legge, ma a renderla, per chi crede in lui, viva e vivificante per mezzo dello Spirito Santo. Egli non è venuto per abolire la legge, al contrario, è venuto per confermarla. Che Gesù abbia considerato la legge di Mosè la guida spirituale a cui fare riferimento è reso evidente, oltre che dai vangeli, anche dall’epistola di Giovanni: 

“Chiunque commette peccato trasgredisce la legge: il peccato è la trasgressione della legge. Ma voi sapete che egli è stato manifestato per togliere i peccati; e in lui non c’è peccato”. (1 Gv. 3:4,5)

Se il peccato è la violazione della legge e, come dice Giovanni, in Gesù non c’è peccato, vuol dire che il nostro Maestro ha osservato la legge di Dio in ogni punto […] Gesù non solo non è venuto ad abolire la legge, ma addirittura afferma che questa sarà in vigore fin quando esisteranno il cielo e la terra, cioè per sempre. Definire la legge di Dio un peso insopportabile, un qualcosa di cui finalmente  possiamo fare a meno, vuol dire fare torto a Gesù che l’ha osservata e a Dio che ce l’ha data. Se la Torah è veramente quel peso di cui parlano molti cristiani, ne dobbiamo dedurre che Dio non è un padre, ma un patrigno, per giunta cattivo, che gode nel farci del male imponendoci dei pesi insopportabili. La bibbia invece ci parla di un Dio buono, misericordioso, che ci ama, che si preoccupa del nostro bene e che ci fa dei buoni doni, come il dono della legge:

“La legge dell’Eterno è perfetta, essa ristora l’anima”. (Sl. 19:7)

 Così la legge è santa, e il comandamento è santo, giusto e buono”. (Rm. 7:12)

Perché mai il Signore dovrebbe abolire quel che è perfetto, santo, buono, giusto e che ci ristora l’anima?