Israele, la Sposa del Messia

Il libro “Israele, la Sposa del Messia” si sviluppa in tre parti: la descrizione dell’antico rituale del matrimonio ebraico, il suo adempimento profetico nel Vecchio Testamento e, infine, il suo adempimento dopo la venuta del Messia. Qui di seguito un esempio di questo modo di procedere, e un analisi di cosa erano (e sono tutt’ora) i Tenaim e la Ketubbah e del loro significato nel piano della salvezza.

IL VALORE PROFETICO DI TENAIMKETUBBAH

  • I TENAIM E LA KETUBBAH NELL’ANTICO MATRIMONIO EBRAICO

Uno dei momenti più importanti, che precedeva la richiesta di matrimonio alla famiglia della giovane scelta come sposa, era la stesura di un contratto le cui clausole, dette Tenaim, stabilivano le condizioni del fidanzamento. [Pag. 12]

Venire meno ai Tenaim, era un atto gravissimo e disonorevole in quanto si violava un patto dalle grandi implicazioni morali ed economiche, che coinvolgeva non solo i genitori dei due fidanzati, ma il loro intero casato e gli amici più cari.

Possiamo dire che il contratto di fidanzamento impegnava moralmente i due giovani e le due famiglie al pari di un matrimonio. Infatti, se l’uomo moriva prima delle nozze, la donna era considerata vedova. Se uno dei due fidanzati si rivelava infedele, il colpevole era considerato adultero. […]

Accanto ai Tenaim, si stilava un altro contratto detto Ketubbah. La ketubbah era un documento che stabiliva gli obblighi finanziari che il marito si assumeva nei confronti della moglie. Lo scopo della Ketubbah era quello di dare solidità al matrimonio rendendo molto poco conveniente al marito divorziare senza giusta causa e tutelare la donna facendo in modo che, se ingiustamente ripudiata, avesse restituita tutta la dote con i dovuti interessi. [Pag. 13-14]

  • I TENAIM E LA KETUBBAH NELL’ANTICO TESTAMENTO

Il Signore, secondo quanto insegna la bibbia, aveva stretto un patto con Abrahamo, Isacco e Giacobbe; un patto che non era un semplice mettersi d’accordo su un dato affare, ma un vero e proprio contratto di nozze spirituali che impegnava, secondo precise regole, ambo le parti. Questo patto fu rinnovato nel corso dei secoli alla loro discendenza e le regole che impegnavano i due contraenti, i Tenaim e la Ketubbah, ripetute, anche se probabilmente andarono dimenticate durante i quattro secoli di schiavitù in Egitto.

Il Signore, infatti, dopo l’esodo, quando le dodici tribù di Israele giunsero al monte Sinai, ricordò loro il patto nuziale contratto con i padri e le relative clausole. Ciò che va sottolineato è che il patto accettato dai patriarchi riguardava e impegnava solennemente la loro discendenza che, al pari di Dio, era tenuta a rispettarlo. Tuttavia, il Signore, al Sinai, lo ripropose ad Israele affinché potesse compiere una libera scelta; e Israele rispose di sì […] (leggere Es. 19:1,3-8).

 I veri termini del patto, cioè i Tenaim, sono contenuti nel decalogo i cui significati e modalità di applicazione sono illustrati nella Thorà, cioè nella legge del Pentateuco, i primi cinque libri della bibbia. […]

Accanto ai dieci comandamenti, che stabiliscono i comportamenti da tenere verso Dio e verso il prossimo, troviamo una vera e propria Ketubbah che il Signore presentò ad Israele allo scopo di mantenerla stretta a sé ed evitare che lo tradisse compiendo un adulterio spirituale.

In una società patriarcale, quale quella dei tempi biblici, ci si preoccupava di inserire nella Ketubbah tutta una serie di clausole che rendessero svantaggioso il divorzio ad un marito che si fosse stancato della propria moglie o che si fosse invaghito di un’altra donna. Ciò che stupisce nel patto tra Dio e Israele, è che le clausole della Ketubbah hanno lo scopo di scoraggiare un eventuale tradimento da parte della sposa, non dello sposo. Questo ci fa comprendere quanto sia grande la fedeltà di Dio e l’intensità dei suoi sentimenti verso il popolo ebraico, e l’immensa sofferenza che deve aver provato ogni volta che questo gli è stato infedele. Il problema non è Dio, che è sempre fedele e stabile nei suoi sentimenti, il problema, purtroppo, siamo noi. [Pag. 26-28]

  • I TENAIM E LA KETUBBAH NEL NUOVO TESTAMENTO

Il profeta Geremia, parlando dei tempi messianici, afferma che il Signore farà con Israele un nuovo patto:

“Ecco, i giorni vengono – dice il Signore – in cui io farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che feci con i loro padri il giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese d’Egitto: patto che essi violarono, sebbene io fossi loro signore.”(Gr. 31:31,32)

Perché mai il Signore avrebbe dovuto fare un nuovo patto con il suo popolo? Quello che aveva stipulato con i suoi padri aveva forse qualcosa di sbagliato? Forse i suoi termini erano da cambiare?

In primo luogo l’antico patto si basava su tutta una serie di sacrifici di animali che avevano il compito di purificare il credente dai peccati dovuti alla violazione di quanto in esso stabilito. Ma, dal momento che tali sacrifici non avevano la capacità di salvare appieno, dovevano necessariamente essere ripetuti ogni giorno. Il nuovo patto, quindi doveva prevedere necessariamente un sacrificio perfetto che non necessitava di essere ripetuto. Tale sacrificio è stato compiuto da Gesù sulla croce.

In secondo luogo il patto stipulato con i Padri – i dieci comandamenti – era scritto su tavole di pietra, cioè posto all’esterno del credente che, se voleva onorarlo, doveva fare, malgrado l’assistenza di Dio, un rilevante sforzo personale. Tuttavia la natura umana non permetteva di rispettare pienamente i suoi vari punti. Il nuovo patto, quindi, doveva prevedere un intervento particolare della potenza di Dio per far sì che gli obblighi previsti dai Tenaim venissero scritti nell’intimo del credente:

“Questo è il patto che farò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore: io metterò la mia legge nelle loro menti, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. (Gr.31:33) [Pag. 48-49]

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