Sostenere che Gesù abbia rinnegato il suo popolo, il popolo ebraico, significa dare ragione alla chiesa cattolica e torto al Vangelo e all’apostolo Paolo che sostengono l’esatto contrario.

Nel vangelo di Luca è scritto che i nemici di Gesù non sapevano come fare per catturarlo perché il popolo pendeva dalle sue labbra (Lc. 19:47, 48). E in Luca 22:2 è scritto che:

 “I capi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di farlo morire, ma temevano il popolo”.

Bastano questi due versetti per dimostrare quanto il popolo amasse Gesù.

La prova di quanto sopra detto appare evidente dal fatto che i nemici di Gesù hanno catturato il Signore in piena notte, quando il popolo dormiva; e in piena notte lo hanno portato da Pilato, al Pretorio, che può contenere, se stipate come sardine, al massimo 200 persone. 200 persone sobillate dai capi del popolo. Ammesso che fossero così tante, 200 persone non possono essere considerate “il popolo ebraico” che contava milioni di anime.

Un’ultima considerazione: può leggere gli evangeli dall’inizio alla fine e non troverà una sola dichiarazione in cui Gesù rinnega la religione e il popolo ebraico, cioè il suo popolo e la sua religione. Non dimentichiamo mai che Gesù era un rabbino ebreo.

In ogni caso se vuole approfondire l’argomento, la rimando al mio libro “Il figlio d’Israele” in cui questa tematica è trattata più da vicino.

Per quanto riguarda l’apostolo Paolo, la invito a leggere il capitolo 11 dell’epistola ai Romani dove al capitolo 1 e al verso 1 sta scritto:

“Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di certo”.

E al verso 2 sta scritto:

“Dio non ha ripudiato il suo popolo che ha preconosciuto”.

Paolo sta parlando del popolo ebraico che chiama popolo di Dio, di cui testimonia che non è stato ripudiato dal Signore. Essere più chiari di così è impossibile.

Sempre nell’epistola ai Romani al capitolo 11, ai versi 17 e 18, Paolo fa una dichiarazione che è puntualmente interpretata al contrario di quanto essa dice:

“Se alcuni rami sono stati troncati, mentre tu, che sei olivo selvatico, sei stato innestato al loro posto e sei diventato partecipe della radice e della linfa dell’olivo, non insuperbirti contro i rami ma se ti insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te”.

Le parole evidenziate in neretto sono quelle di cui non si tiene mai conto.

Paolo non dice che tutto il popolo ebraico è stato troncato ma solo alcuni rami. E continua affermando che i pagani che si sono convertiti sono stati innestati da Dio contro natura (Rom. 11:24) nell’ulivo di Israele al posto di quei pochi rami troncati. Una simile affermazione dimostra che Dio non ha ripudiato Israele altrimenti non vi avrebbe innestato i convertiti dal paganesimo.

Paolo va oltre, asserendo che il nutrimento spirituale dei nuovi convertiti viene dalla linfa e dalla radice d’Israele, il che prova lo stretto legame tra Dio, Gesù e Israele, tra i credenti in Gesù Messia e Israele.

Prima che la chiesa degli ex pagani si separasse dal popolo ebraico e poi dalla sinagoga degli ebrei credenti in Gesù Messia, i due formavano un unico popolo, cioè l’Israele spirituale. I cristiani di origine pagana, contrariamente alla volontà di Dio, si sono voluti separare non solo da Israele ma anche dagli ebrei eredi di Gesù (che successivamente hanno anche perseguitato) dando vita alla chiesa cattolica che, nel 110 d.C. per bocca di Ignazio d’Antiochia, escludeva ogni collegamento tra la fede in Gesù e l’ebraismo. Peccato che Gesù sia un Messia ebreo, un rabbino ebreo, educato e cresciuto nella fede e nella cultura ebraica.

Giusto per citare dei numeri calcolati dai teologi cristiani: al tempo degli apostoli, solo a Gerusalemme, c’erano tra i 20.000 e i 25.000 ebrei che avevano accettato Gesù come Messia. Si immagini quanti ce n’erano in tutto Israele.

Un caro saluto                                                                                                                          

Prof. Roberto Sargentini